Telefoni cellulari ma non solo. Le applicazioni dei componenti solari che Sharp sta introducendo sul mercato si snoderanno un po’ in tutte le utilizzazioni del mondo mobile, dove i vari dispositivi non possono contare sulla rete elettrica per il loro funzionamento: quindi anche fotocamere digitali, laptop, lettori portatili, PC tascabili e quant’altro. Nel campo dei sensori o dei telecomandi, non alimentati dalla rete domestica (ad esempio quelli per i televisori), sottolinea Sharp, una cella solare potrebbe addirittura fornire l’energia necessaria al 100 per cento.
I pannelli, avendo diverse quantità e configurazione delle singole celle solari policristalline, forniscono diverse potenze in uscita e tensione. La gamma va da modelli a una cella con potenza in uscita di 30 mW e tensione di 0,5 V, fino a modelli da 10 celle con 300 mW e 5 V.
Il modello LROGC02 è solo il primo di una gamma di componenti solari che nel corso del prossimo anno l’azienda ha in programma di portare a cinque. Nel primo trimestre 2010 verrà introdotto il pannello LROGC03, con superficie di 41x33 mm, cioè circa la metà del primo (LROGC02) e, con dieci celle, raggiungerà una potenza massima in uscita di 130 mW e 5 V. L’obiettivo è renderlo adatto, in particolare, all’integrazione negli ‘smart meter’, i contatori intelligenti che dovranno far parte della nuova generazione d’infrastrutture di trasporto e distribuzione dell’energia delle ‘public utilities’, un business che sta crescendo sempre più a livello modiale. Ma ci saranno anche applicazioni nei piccoli apparecchi di elettronica di consumo, come i lettori mp3 o le chiavi intelligenti per auto che, ad esempio, possono segnalare se finestrini e porte sono chiusi correttamente o quanta benzina c’è ancora nel serbatoio.
Nel lungo termine, Sharp sta anche lavorando su una riprogettazione dei componenti di pannelli solari che consentirà di aumentarne l’efficienza, portandola fino al 20 per cento.
Sharp amplia la gamma di componenti solari
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Giorgio Fusari
giovedì 5 novembre 2009
11:33 AM
Femtocell: oltre il mercato residenziale
Se si avvererà la previsione di uno studio di Abi Research, secondo cui per il 2011 vi saranno 102 milioni di utenti di prodotti femtocell su 32 milioni di access point a livello mondiale, picoChip, società britannica con quartier generale a Bath, Regno Unito, si sta preparando ad soddisfare questo mercato su più fronti. È infatti di ottobre il lancio di PC8219E, definito dalla stessa società il primo reference design Class 3 al mondo a portare la tecnologia femtocell verso l’area di utenza costituita dalle reti campus, dalle zone rurali e dagli hot spot delle aree metropolitane. picoChip parla di soluzione indicata per il dispiegamento di femtocell ad ampia copertura in aree dove i carrier hanno necessità d’innalzare, a costi convenienti, la copertura e la capacità delle reti.
Sul tema, anche un commento di Simon Saunders, presidente del Femto Forum. «I primi dispiegamenti femtocell sono stati focalizzati sul mercato residenziale – spiega Saunders - ma ora stiamo vedendo un inarrestabile interesse a spostarli oltre le abitazioni. Numerosi operatori hanno richiesto femtocell outdoor che estenderanno la copertura e forniranno ulteriore capacità di banda larga mobile alle aree rurali e metropolitane, come anche ai campus enterprise. Far leva sulle architetture e le economie di scala delle femtocell rivolte al mercato di massa, significa che gli operatori sono in grado di apportare maggiori miglioramenti alle loro reti outdoor in maniera conveniente e precisamente focalizzata. Questo porta anche i benefici del mobile broadband a una audience più allargata di quella che altrimenti sarebbe possibile, aiutando a indirizzare il digital divide».
Da precisare che, secondo il processo di standardizzazione del Femto Forum, le femtocell sono organizzate in tre classi: Class 1, per le applicazioni residenziali; Class 2, per gli ambienti indoor di fascia enterprise; Class 3, per i dispiegamenti di queste infrastrutture nelle zone rurali e metropolitane.
Sul tema, anche un commento di Simon Saunders, presidente del Femto Forum. «I primi dispiegamenti femtocell sono stati focalizzati sul mercato residenziale – spiega Saunders - ma ora stiamo vedendo un inarrestabile interesse a spostarli oltre le abitazioni. Numerosi operatori hanno richiesto femtocell outdoor che estenderanno la copertura e forniranno ulteriore capacità di banda larga mobile alle aree rurali e metropolitane, come anche ai campus enterprise. Far leva sulle architetture e le economie di scala delle femtocell rivolte al mercato di massa, significa che gli operatori sono in grado di apportare maggiori miglioramenti alle loro reti outdoor in maniera conveniente e precisamente focalizzata. Questo porta anche i benefici del mobile broadband a una audience più allargata di quella che altrimenti sarebbe possibile, aiutando a indirizzare il digital divide».
Da precisare che, secondo il processo di standardizzazione del Femto Forum, le femtocell sono organizzate in tre classi: Class 1, per le applicazioni residenziali; Class 2, per gli ambienti indoor di fascia enterprise; Class 3, per i dispiegamenti di queste infrastrutture nelle zone rurali e metropolitane.
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Giorgio Fusari
martedì 3 novembre 2009
5:46 PM
Piattaforme di networking: il sistema operativo Ose supporta il core PowerPC 476FP
Ose, il sistema opeativo real-time (Rtos) embedded di Enea, supporterà anche il core PowerPC 476FP. Quest’ultimo è basato sulla tecnologia SOI (silicon-on-insulator) a 45 nanometri di Ibm ed è stato sviluppato dalla società in collaborazione con Lsi, che intende utilizzarlo per le architetture di piattaforme multicore di prossima generazione, destinate ad applicazioni di networking (reti 4G, infrastrutture WiMax, ecc.). Di queste architetture sarà parte anche Ose. «Enea - ha detto Mathias Båth, senior vice president marketing - è molto lieta di contribuire, con il suo Rtos multicore, alla creazione di una nuova soluzione di gestione della comunicazione». Gli utenti hanno infatti la necessità di ridurre il tempo che normalmente impiegano per assemblare i componenti quando iniziano un nuovo progetto. «La combinazione tra Ose, il core PPC476FP e la piattaforma multicore Lsi offrirà un vantaggio tangibile, garantendo massime prestazioni, migliorando l’efficienza degli sviluppatori e riducendo la complessità del design».
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Giorgio Fusari
mercoledì 28 ottobre 2009
6:35 PM
Un decalogo sull’Ict per il 'sistema Italia'
L’ha presentato la School of Management del Politecnico di Milano al convegno inaugurale di Smau, intitolato ‘L'innovazione ICT, una leva strategica per la competitività del Sistema Italia’: è un decalogo sull’Ict con le linee base che il nostro Paese dovrebbe seguire per sfruttare davvero tutte le opportunità di cambiamento che l’innovazione fa emergere di continuo. È auspicabile che, almeno in parte, questa trasformazione si riesca a compiere in tempi il più brevi possibile, soprattutto a livello di forma mentis nell’approccio con le tecnologie Ict (mi viene in mente, ad esempio, il gap dell’Italia nell’uso del commercio elettronico rispetto ad altri paesi europei).
Ecco il decalogo pubblicato integralmente:
1 - non parlare più di Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione, ma di TECNOLOGIE PER l'INNOVAZIONE E LA COMPETITIVITÀ
2 - un ELETTROSHOCK CULTURALE per superare il nostro VERO DIGITAL DIVIDE - che è CULTURALE in primis - a tutti i livelli: Manager, Imprenditori, Funzionari pubblici, Giornalisti/Editori, Università, Analisti, Politici, Istituzioni, Associazioni
3 - per fornitori ed esperti di ICT: abbandonare il gergo da iniziati, fatto di acronimi e tecnocratese. RENDERE L'ICT PIÙ SEXY e comprensibile anche per i non addetti: manager, imprenditori, politici, giornalisti, ecc.
4 - una REALE E CONCRETA CONOSCENZA DEL VALORE GESTIONALE DELLE ICT: dati e informazioni affidabili, casi concreti, benchmark. Per dare indicazioni ed esempi a chi deve decidere. MENO "MEDIE DEL POLLO" e maggiore focus su BEST PRACTICE E WORST PRACTICE
5 - ai decisori aziendali (privati e pubblici): non per sviluppare approfondite competenze tecnologiche, ma per APRIRNE LA MENTE, RENDERLI PIÙ SENSIBILI
6 - una VIA ITALIANA ALL'INNOVAZIONE DIGITALE: non scimmiottare paesi esteri "più avanzati", SIAMO DIVERSI! Dobbiamo tener conto delle nostre peculiarità e valorizzare i nostri asset
7 - in particolare GUARDARE AL DIGITALE A 360°: digitale non è solo il mondo PC-centrico, ma anche il mondo CELLULARE-centrico e TV-centrico
8 - in un Paese in cui la spesa pubblica pesa circa la metà del PIL, UN RUOLO TRAINANTE DELLA PA ... per PRENDERE TRE PICCIONI CON UNA FAVA: (i) innovazione e sburocratizzazione della PA stessa; (ii) stimolo alla domanda interna di ICT; (iii) effetto di trascinamento soprattutto sulle PMI (ad es. eProcurement e fattura elettronica)
9 - una PRIORITÀ CHIARA NELL'AGENDA DEI GOVERNI - centrali e locali: azioni concrete per "spronare" le aziende a investire di più in ICT (ad es. defiscalizzazione degli investimenti, fondi per l'innovazione)
10 - e in particolare SBLOCCARE LO STALLO - a livello di INVESTIMENTI e REGOLE - DELLE AUTOSTRADE DIGITALI A BANDA LARGA, che sono le reali vie di comunicazione a elevata percorrenza dei prossimi decenni.
Ecco il decalogo pubblicato integralmente:
1 - non parlare più di Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione, ma di TECNOLOGIE PER l'INNOVAZIONE E LA COMPETITIVITÀ
2 - un ELETTROSHOCK CULTURALE per superare il nostro VERO DIGITAL DIVIDE - che è CULTURALE in primis - a tutti i livelli: Manager, Imprenditori, Funzionari pubblici, Giornalisti/Editori, Università, Analisti, Politici, Istituzioni, Associazioni
3 - per fornitori ed esperti di ICT: abbandonare il gergo da iniziati, fatto di acronimi e tecnocratese. RENDERE L'ICT PIÙ SEXY e comprensibile anche per i non addetti: manager, imprenditori, politici, giornalisti, ecc.
4 - una REALE E CONCRETA CONOSCENZA DEL VALORE GESTIONALE DELLE ICT: dati e informazioni affidabili, casi concreti, benchmark. Per dare indicazioni ed esempi a chi deve decidere. MENO "MEDIE DEL POLLO" e maggiore focus su BEST PRACTICE E WORST PRACTICE
5 - ai decisori aziendali (privati e pubblici): non per sviluppare approfondite competenze tecnologiche, ma per APRIRNE LA MENTE, RENDERLI PIÙ SENSIBILI
6 - una VIA ITALIANA ALL'INNOVAZIONE DIGITALE: non scimmiottare paesi esteri "più avanzati", SIAMO DIVERSI! Dobbiamo tener conto delle nostre peculiarità e valorizzare i nostri asset
7 - in particolare GUARDARE AL DIGITALE A 360°: digitale non è solo il mondo PC-centrico, ma anche il mondo CELLULARE-centrico e TV-centrico
8 - in un Paese in cui la spesa pubblica pesa circa la metà del PIL, UN RUOLO TRAINANTE DELLA PA ... per PRENDERE TRE PICCIONI CON UNA FAVA: (i) innovazione e sburocratizzazione della PA stessa; (ii) stimolo alla domanda interna di ICT; (iii) effetto di trascinamento soprattutto sulle PMI (ad es. eProcurement e fattura elettronica)
9 - una PRIORITÀ CHIARA NELL'AGENDA DEI GOVERNI - centrali e locali: azioni concrete per "spronare" le aziende a investire di più in ICT (ad es. defiscalizzazione degli investimenti, fondi per l'innovazione)
10 - e in particolare SBLOCCARE LO STALLO - a livello di INVESTIMENTI e REGOLE - DELLE AUTOSTRADE DIGITALI A BANDA LARGA, che sono le reali vie di comunicazione a elevata percorrenza dei prossimi decenni.
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Giorgio Fusari
lunedì 26 ottobre 2009
7:08 PM
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